MORIA DELLE API: STUDIO COMMISSIONATO ALLA “BAYER”!

Negli ultimi giorni i media hanno passato la notizia che il grande mistero relativo alla moria di milioni di api, che dalla metà degli anni ’80 si abbatte sugli alveari del mondo occidentale, è stato risolto. Ma la cosa non ci convince, soprattutto quando dietro lo studio in questione si nasconde uno dei più grandi colossi farmaceutici. E infatti, vi sveliamo il retroscena.
di Rachele Malavasi 
 

 Il CCD (Colony Collapse Disorder) è un fenomeno che riguarda la sparizione di massa di intere colonie di api, che a quanto pare abbandonano l’alveare senza lasciare traccia. L’alveare non viene ricolonizzato da altre api, ma lasciato inutilizzato come fosse contagioso. Il termine CCD è stato coniato nel 2006 negli Stati Uniti, che per primi hanno assistito alle morie, ma già intorno agli anni ’90 tutta l’Europa si era trovata a fronteggiare lo stesso problema.
La supposta novità degli ultimi giorni è che un team di entomologi guidati dal dottor Jerry Bromenshenk, della Bee Alert Technology (Università del Montana), e di scienziati militari dell’Army’s Edgewood Chemical Biological Center, avrebbero identificato nell’azione sinergica di un virus (il cui vettore sarebbe l’acaro Varroa sp) e di un fungo (Nosema sp) la vera causa del problema. I dettagli si leggono nello studio Iridovirus and Microsporidian Linked to Honey Bee Colony Decline, pubblicato sulla prestigiosa rivista on line PloS One.
Il fungo potrebbe provenire dal Sud-Est asiatico, a seguito di immissioni di colonie di api non controllate.

Molti mezzi di informazione affermano che questa scoperta rappresenta un passo importante verso la soluzione di una così grave situazione, eppure qualcosa non ci convince.
Circa due anni fa, in un articolo pubblicato su Terranauta.it abbiamo analizzato la questione della CCD. Già allora si riteneva che sia l’acaro Varroa che le infestazioni fungine fossero le cause ultime del problema. Sebbene non si pensasse ad un’azione combinata dei due fattori, comunque si sapeva che un’alimentazione sbagliata delle api (anche con piante OGM), arnie sovrasfruttate e soprattutto gli antiparassitari poco controllati, provocassero squilibri all’apparato immunitario ed intestinale delle api, rendendole più soggette ad infestazioni di virus e funghi.

Allora perché tutto questo clamore? Perché molti giornali titolano con frasi che sembrano risolutive, imputando tutta la colpa non tanto ai prodotti usati per ‘pompare’ le api, quanto agli agenti patogeni che arrivano di conseguenza? Un retroscena, in realtà, esiste.

Il dottor Bromenshenk ha ricevuto una cospicua borsa di studio per effettuare questa ricerca dalla Bayer Crop Science. Proprio lui che fino al 2003 aveva lottato contro la ditta farmaceutica. I pesticidi della Bayer sono stati accusati di aver provocato il disorientamento di milioni di api a causa dei neonicotinoidi di cui sono composte, delle neurotossine che attaccano il sistema nervoso degli insetti. La Bayer ha sempre smentito, ma i danni economici che ha subito in seguito alla denuncia sono stati enormi. La Francia ad esempio già nel 1999 aveva bandito i suoi pesticidi, seguita solo negli ultimi anni da Germania, Slovenia e Italia, e questo febbraio da alcuni degli Stati Uniti.
A giugno Greenpeace ha pubblicato un resoconto che additava i pesticidi Bayer come i più pericolosi per l’uomo e l’ambiente (nel resoconto figurano anche compagnie come Monsanto, Syngenta e BASF, ma la Bayer detiene la maggior fetta di mercato).

Quindi, quale migliore soluzione per frenare questa ondata di dissensi che non sponsorizzare uno studio che sottolinei l’azione dannosa di virus e funghi più che quella dei pesticidi? Pur essendo l’acaro Varroa e il fungo Nosema le cause ultime della moria delle api, resta sempre vero che il loro sistema immunitario è stato compromesso dalle cause prime, ovvero pesticidi e sovrasfruttamento delle arnie. Proprio Bromenshenk aveva ammesso due anni fa sul Conde Nast Portfolio magazine che i pesticidi erano una delle cause scatenanti il problema.
Tra l’altro, i guadagni derivanti da questo studio non avvantaggeranno solo la Bayer. In un comunicato della Bee Alert Technology si legge che il sistema di rilevamento virus IVDS utilizzato per identificare i due agenti patogeni potrà essere utilizzato gratuitamente dagli apicoltori, ma a breve diventerà uno strumento obbligatorio per arginare l’epidemia, ed il suo utilizzo sarà a pagamento.

Quindi al di là della prova di un legame fra funghi, acari e moria, questo studio appare solo come un tentativo di sviare l’attenzione del grande pubblico. Si potrebbe anche riflettere sul particolare interesse dell’esercito nei confronti degli studi entomologici. L’EW (Enthomological Warfare, Guerra Entomologica) non è mai stata ufficialmente ammessa, ma ci sono sospetti che diversi paesi ne abbiano fatto uso.

Fonte: Il Cambiamento
  

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