L`orgoglio minimo del fatto

Di: Giuseppe Sapienza

Una valanga di commenti di stima incondizionata e` seguita ad un articolo del Fatto Quotidiano: “Quanto vale il prezzo delle notizie”.

Nell`articolo si denuncia la ritorsione dell`Enel, che in seguito ad un articolo sgradito,  “non acquisterà più spazi pubblicitari sul Fatto Quotidiano.” Con orgoglio quelli del Fatto  ci fanno sapere che “Grazie a vendite e abbonamenti”, non dipendono  “dalla benevolenza dei signori della pubblicità.” , e che “non scrivono sotto dettatura.”.

Tuttavia, a dispetto del tentativo di innalzare il giornale a paladino delle schiene dritte, l`articolo ha la stessa psicologia  del fidanzato che parla male della ragazza che lo ha lasciato e pubblica le foto private su internet.

Innanzitutto, quasi a dire “non meritavamo di essere trattati cosi”, il Fatto precisa che aver scritto “L’Enel si fa pagare abbastanza le azioni Enel Green Power” a proposito delle azioni della controllata Enel, Green Power, non e` “una feroce stroncatura  ma un blando giudizio.”.

Dunque il lettore riceve un invito alla stima per un giornale che si e` vista togliere la pubblicita` per un articolo “ostile”, anziche` ricevere le scuse per aver letto messaggi pubblicitari contrari alla linea editoriale del giornale.

Cio` ha un significato particolare dopo la polemica sugli scrittori “contro” che scrivono per Mondadori.

Considerare la pubblicita come qualcosa al di fuori delle cose di cui rendere conto e` in fondo una vittoria della pubblicita` che costringe la moralita` di un giornale a restringersi al perimetro dei singoli articoli. Denunciare e contemporaneamente “fare affari con” e` un modo di “essere parte di”. Si tratta di una logica al di sotto di quella della raccomandazione. Il raccomandatore si scusa se il raccomandato si comporta male mentre se un giornale pubblicizza un marchio che poi si trova a dover criticare, riesce persino a secernere orgoglio per aver perso una pubblicita` che senza rappresaglia avrebbe continuato a campeggiare sulle sue pagine.Il giornalismo di cui essere orgogliosi sarebbe stato quello di mandare una lettera privata all`Enel scrivendo:

Gentile Enel, dopo aver pubblicato un articolo “contro” alcune sue attivita`(qualira di questo si fosse trattato) non ce la sentiamo di continuare a pubblicizzare il suo marchio. Dunque rinunciamo alla sua pubblicita`. A questa sarebbe seguita nota di scuse: Gentile lettore ci scusiamo per aver pubblicizzato un marchio che ha avuto un comportamento risultato non in linea con lo spirito del giornale.

In fondo in questi tempi di basso impero giornalistico potremmo accontentarci di una morale minima, a condizione che il Fatto non ne sia orgoglioso, suggerendo a noi di esserne fieri.

 Giuseppe Sapienza

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